Torna alla lista dei Libri

All'ombra della Rosa Purpurea del Cairo

di Mario Papadia

Descrizione

Scrive Nietzsche: "Come giuocano il fanciullo e l’artista, così il fuoco eternamente vivo giuoca, costruisce e distrugge in piena innocenza." Forse questo è un po' troppo per il cinecounseling, che comunque intende stimolare una creatività confezionata anche con i paradossi e che non teme di essere perfino distruttiva, ma non nel senso di una stroncatura critica bensì di una rottura della rigida separazione tra schermo e platea, proprio come suggerisce "La rosa purpurea del Cairo" di Woody Allen, di cui avremo modo di parlare.

Quest'ultima citazione ci introduce in un aspetto non secondario e sofisticato del gioco. Se ci chiediamo quale sia il suo aspetto contraddistintivo nelle diverse culture, scopriamo che esiste un comportamento sostanzialmente uniforme: quando si gioca si sbrigliano l'allegria, la fantasia e la relazione comunitaria. Ed è soprattutto quando ci si appropria della finzione e del camuffamento, come avviene nel carnevale, secondo il vecchio detto "a carnevale ogni scherzo vale". D'altronde uno dei giochi che i bambini amano di più è quello di fingere una identità autorevole, il maestro, la mamma, l'eroe del momento in competizione con il compagno o la compagna che si relega a fingere se stesso o se stessa. Proprio questa idea di gioco chiede e promuove il cinecounseling.

C'è tuttavia da tener conto anche di un aspetto più strettamente legato alla relazione d'aiuto, che essenzialmente identifica la mission del counseling e senza il quale tutto il resto sarebbe solo una rappresentazione fine a se stessa. Come scrive Donald Winnicott, lo psicanalista che al tema del gioco ha dedicato molte pagine dei suoi scritti, il gioco non è un fenomeno che si attua solo all'interno del soggetto nel confine magico del proprio sé, né solo all'esterno, al di fuori, come se appartenesse al mondo del non-me, ma si pone come transizione dall'interno verso l'esterno attraverso lo spazio-tempo del fare. 

Tornando al cinecounseling il ruolo del counselor sarà quello di organizzare uno spazio potenziale, facendo leva sulla seduzione della finzione filmica, per facilitare nelle persone la nascita di un gioco creativo inerente alla motivazione per cui esse sono in gruppo. Usando con una discreta tempestività lo strumento della interruzione della sequenza della finzione, induce i partecipanti ad entrare-uscire dall'identificazione con la narrazione filmica, per quanto seducente. Incarna in qualche modo il ruolo della madre e del mediatore culturale winnicottiani e favorisce un gioco creativo in cui la vicenda, le immagini, la musica, insomma il linguaggio cinematografico diventano un paradossale non-me.

Indice del volume

Parte Prima: I film pensano da soli - Capitolo Uno. Il film del cinecounseling - Capitolo Due. C'è sempre la storia di mezzo - Appendice 1. La risposta emotiva dello spettatore - Appendice 2. Come la vede Freud quando è tragica - Parte seconda: Tecniche di cinecounseling - Capitolo Tre. Né cineterapia né cineforum - Capitolo Quattro. Il conduttore ama il cinema? - Appendice 3: Il dizionario dello spettatore - Appendice 4. USA: il film come consulenza matrimoniale - Appendice 5. Come un Io diventa protagonista di un film - Parte terza: Suggestioni filmiche - Capitolo Cinque. All'ombra della Rosa Purpurea - Capitolo Sei. Vecchie storie - Capitolo Sette. Vero come la finzione - Capitolo Otto. Ai confini della realtà e oltre.