Biografia

UNA BIOGRAFIA

Nasce nel 1940 da una famiglia del profondo Sud, i cui componenti sono tutti impegnati nella piccola azienda familiare di produzione di bibite.
Sotto la guida di un nonno pertinace e orgoglioso impara l’etica del lavoro in proprio. Esperimenta anche il senso magico dei racconti sussurrati dalle donne sedendo in cerchio sotto un cielo integro di stelle e frequentando le megaliti sparse nelle solitudini delle campagne salentine.
Le circostanze della guerra lo deprivano del padre e lo sospingono verso diversi collegi del Nord dove conosce le mortificazioni dell’emigrante in una terra che non si manifesta patria. Prende forma nel suo animo un istinto di rivalsa che per fortuna si incanala nell’impegno per gli studi e nell’apprendimento del mestiere di tipografo, che gli suscita uno sconfinato amore per i libri. Questa strategia difensiva lo aiuta ad assimilare il meglio dello spirito del Nord, nutrendo in sé stesso la doppia anima dei poli opposti del nostro Paese.
A vent’anni sceglie Roma come patria d’elezione e di studi (con qualche raro e nostalgico abbandono), frequenta fino alla laurea l’Università Pontificia del Laterano, dove approfondisce l’apporto del medioevo alla costruzione europea, si inammora della severa e luminosa arte musiva e ammira i procedimenti logici  aristotelici della sua grande tradizione filosofica.
Ritenendo di essersi attardato anche troppo in questi studi e di essersi forse allontanato dall’uomo concreto, a ventinove anni si mette alla prova inserendosi in organizzazioni  che  avevano come obiettivo la promozione sociale e culturale, quali l’Unione Nazionale Lotta all’Analfabetismo (Unla).
Durante questo lavoro, nel corso di un lungo soggiorno nella più solitaria e isolata Calabria delle Serre, nel cuore del cono d’ombra, ha la sua personale intuizione esistenziale: decide di intraprendere una nuova formazione questa volta indirizzata alla psicologia e alla psicoterapia, ritenendo quest’ultima la forma più confacente a sé stesso di approccio all’intimità umana.
Alfine, a quarant’anni, studiando e nello stesso tempo lavorando per mantenere la propria famiglia, arricchita di due figlie, dopo essersi sottoposto a otto anni di training psicoterapico, approda alla professione di psicoterapeuta che diventa uno dei cardini della sua vita.
Durante questo cammino curricolare sperimenta e verifica diversi approcci: la psicoanalisi, la psicoterapia esistenziale, la bioenergetica, la primal therapy, la reintegrazione primaria; ed entra in confidenza e apprezza il pensiero di diversi maestri: Freud, che gusta peraltro come scrittore e polemista raffinato, Donald Winnicott, Ronald Laing, William Swartley, quest’ultimo docente di pochi scritti ma d’intensa pratica.
Per quel gioco associativo tipico della conoscenza (e anche della  vita) sicché l’ingresso in una dimensione si trasforma nella porta verso altri orizzonti, la componente fortemente psicosomatica e bioenergetica della sua esperienza psicoterapeutica, e la continua ricerca di un approccio all’uomo in senso olistico, divengono  lo stimolo per un ulteriore approfondimento degli orizzonti della terapeutica.
Perciò studia la medicina tradizionale cinese presso la Scuola di Agopuntura di Firenze, appena inaugurata agli inizi degli anni ’80 dal dott. Nello Cracolici che ha chiamato come docente anche il grande agopuntore vietnamita Nguyen Van Ghi, approfondisce i sistemi della manipolazione energetica, dell'autoguarigione, della fitoterapia presso l’Università di Viterbo.
In questo periodo scopre anche  una passione del tutto personale: il contatto ravvicinato  come studioso e come amico con il mondo dei guaritori, in modo particolare coloro che privilegiano lo strumento dell’imposizione delle mani (la cosiddetta pranoterapia). È un’esperienza feconda, che arricchisce la sua visione antropologica, gli stimola molti interrogativi di biologia e di fisica, lo spinge verso confini epistemologici nuovi, gli permette di esplorare delle personalità psicologiche singolari e lo incoraggia ad intraprendere un’esperienza diretta della disciplina.


DUE PROFESSIONI E UN “OZIO”

Mario Papadia considera di essersi realizzato in due diverse e complementari professioni. La prima è nella dimensione della solidarietà umana: psicoterapia, counseling, docenza. Qui si instaura un legame gravitazionale transitorio ma potente fra operatore e altre esistenze: in faticosi e spesso gloriosi pellegrinaggi di cura, oppure in processi di elaborazione strategica oppure ancora  negli impegnativi faccia a faccia dell’insegnamento dove il sapere chiede di transitare da mente a mente sul binario chiarezza/empatia.  A questo proposito, nel suo libro “Ricordati di rinascere” scrive: «Quando il pessimismo non mi sopraffà eccessivamente mi scorrono davanti volti lieti di pazienti e occhi fissi nell’attenzione di allievi. Agli uni ho messo a disposizione un’alleanza solida, per gli altri non mi sono risparmiato nel rendermi tramite entusiasta di conoscenze, senza arroccarmi nel risaputo. Tuttavia se pongo sui piatti della bilancia il bene e il male che appartengono alla mia vita, pur pensando che essa pende probabilmente dalla parte del bene, la qualità del male compiuto acquista un peso così amaro, per il mio orgoglio, da sopravanzare la quantità del bene. La bilancia crolla immancabilmente dalla parte del desolante piatto di essere un uomo che ha amato troppo e troppo poco. Non che io non mi perdoni e che non sappia che il miglior modo di perdonarmi è cambiare. Ma non sempre è possibile riparare. Posso cambiare io ma non le tracce che i miei errori hanno lasciato negli altri. Queste tracce sarebbe magnifico cambiare. »
La seconda professione è nella dimensione della solitudine feconda: tale è la condizione necessaria per riflettere in libertà sui problemi posti dalla conoscenza e dalla scienza e l’impegno di trasformare tale riflessione in testi per gli allievi. Di per sé tutto ciò è solo un dovere dell’insegnante. Un dovere che incalza soprattutto quando non si intende ripetere il risaputo ma porgere quando si sarà in aula anche il frutto dell’esplorazione mentale ed emotiva. Il suo frutto di quella solitudine è in modo particolare l’ipotesi evoluzionistica della programmazione anatomo-fisio-psicologica e l’opportunità evolutiva del cambiamento di ogni persona attraverso la procedura della riprogrammazione (come scritto nel volume: “La riprogrammazione esistenziale”).
Esiste anche un “ozio”: uno spazio fuori dal dovere/piacere professionale, dove la parola scritta in rapidi appunti o l’immagine catturata viaggiando alla natura e alla città parlano con il linguaggio del suono, del colore e della vibrazione. Niente di particolare, solo un ambito in cui quel delfino presente in ognuno  di noi chiede di giocare a sbalzi, ora nel vento ora nell’acqua.


UN SOGNO

Nella vita c’è talvolta un grande sogno che appunto per il suo essere grande non si realizza mai totalmente, e perciò allunga la vita. Il grande sogno di Mario Papadia è di contribuire alla realizzazione della grande utopia europea, alla cui cittadinanza sente di appartenere, che ama fin dai banchi del ginnasio,  conosce nelle sue radici durante l’università, su cui riflette dolorosamente chiedendosi com’è avvenuto che questa culla della civiltà abbia partorito le più grandi aberrazioni sociali del secolo scorso.
Il sogno è davvero troppo grande ed egli è fuori dai circuiti dei maître à penser. Esso resta a lungo solo in forma di passione culturale, di partecipazione a tutte le votazioni europee e di insegnamento nella Sophia University. Finché ha l’occasione di manifestarsi a Stavanger, in Svezia, nel corso del congresso annuale di Eurochambres  attraverso una relazione di counseling sulla propensione al rischio innovativo nell’Unione Europea.
Poi l’occasione si rinnova quando è chiamato a tenere, alla Nato di Bagnoli, lezioni sulla psicologia del terrorismo, nelle quali è giocoforza esplorare e discriminare se davvero stia avvenendo uno scontro di civiltà e se la civiltà occidentale, di cui l’Europa è culla, non abbia nient’altro da dire oltre il giusto linguaggio di un’estrema vigilanza e l’ambiguo linguaggio della guerra.
Infine forse il sogno può realizzarsi con un altro scampolo. Ha gettato recentemente nel vasto mare una rete le cui maglie sono idee di intermediazione geopsicosociale mediterranea: bisognerà vedere se la pesca sarà feconda.


Accademia Per La Riprogrammazione del Dott. Mario Papadia
Roma, via Magna Grecia 29
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